L’atletica leggera alle Olimpiadi

Presente fin dalla prima edizione delle Olimpiadi moderne del 1896 di Atene l’atletica leggera è da sempre considerata la disciplina regina dei giochi. Gli eventi che vedono impegnati gli uomini sono 24 in totale e sono invariati dai giochi di Helsinki del 1952, mentre per le donne il programma è di 23 gare, nelle prove su strada infatti è prevista solo la marcia 20km femminile e non la 50km.

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L’ITALIA DELL’ATLETICA LEGGERA ALLE OLIMPIADI

La prima medaglia azzurra nell’atletica leggera è l’argento di Emilio Lunghi negli 800m alle olimpiadi di Londra 1908. Il traguardo di un primo podio per l’Italia viene però messo in ombra dalla storia di Dorando Pietri e il suo oro mancato nella maratona, il podista azzurro viene infatti squalificato perché sorretto dai giudici nell’ultimo giro di pista all’interno del White City Stadium. Nelle edizioni successive, ad esclusione di Amsterdam 1928, Melbourne 1956 e delle ultime olimpiadi di Rio 2016, l’Italia riesce sempre a vincere almeno una medaglia. E’un popolo di marciatori quello italiano, specialità che guida il medagliere azzurro e con il primo oro nell’atletica che arriva proprio dalla marcia, con la doppia vittoria di Ugo Frigerio ai giochi di Anversa 1920 nella 3 e 10km. Ci sono poi trionfi storici nella maratona, nella velocità, nel mezzofondo e nel salto: il primo oro femminile è quello di Ondina Valla negli 80 ostacoli, impossibile poi dimenticare i 200m di Pietro Mennea alle olimpiadi di Mosca 1980, Sara Simeoni che vola oltre l’asticella per il primo gradino del podio nel salto in alto o Stefano Baldini che entra trionfante allo stadio di Atene 2004.

I PROTAGONISTI DELL’ATLETICA LEGGERA OLIMPICA

Se c’è una specialità che rappresenta al meglio i successi dell’atletica italiana alle olimpiadi quella è la marcia. Sono 17 le medaglie conquistate dagli azzurri: 8 ori, 1 argento e 8 bronzi con la maggior parte dei plurimedagliati a cinque cerchi che appartengono a questa specialità. Il più vincente è Ugo Frigerio con 3 ori e un bronzo, seguito da Maurizio Damilano con 1 oro e 2 bronzi. Sempre le lunghe distanze sono l’orgoglio dell’Italia con 4 podi nella maratona, un bronzo e 3 ori. Il primo successo è di Romero Bertini alle olimpiadi di Parigi 1924, mentre l’ultimo quello di Stefano Baldini nella patria dei giochi, in Grecia. Prima del fulmine di Usain Bolt c’era la freccia del sud Pietro Mennea. Il velocista di Barletta è un’icona dell’atletica leggera e tra gli atleti azzurri più amati di sempre. La sua consacrazione è alle olimpiadi di Mosca 1980 con l’oro nei 200m, a 20 anni di distanza da quello di Livio Berruti di Roma 1960, e il bronzo nella staffetta 4x400m. Sempre in Russia Sara Simeoni mette le ali e supera l’asticella posizionata a 1,97m diventando la regina del salto in alto. Dopo Sara toccherà ad un’altra regina del salto far innamorare gli italiani, Fiona May è due volte argento nel lungo in due edizioni consecutive: Atlanta 1996 e Sydney 2000.

LA MARCIA ALLE OLIMPIADI PARLA ITALIANO

Tra i marciatori azzurri più conosciuti di sempre c’è di sicuro Maurizio Damilano oro nella 20km di Mosca 1980 e bronzo sempre sulla stessa lunghezza nelle due edizioni successive (Los Angeles 1984 e Seoul 1988). L’atleta azzurro, tra gli atleti più vincenti di sempre e attuale presidente in carica del Comitato della Marcia della IAAF, ha portato avanti un’eredità iniziata ai giochi olimpici di Anversa 1920.  Alle olimpiadi estive svizzere Ugo Frigerio è protagonista di un doppio trionfo, il marciatore è oro nella 3 e 10km, riesce poi a ripetersi quattro anni dopo sempre con una vittoria nella 10km a Parigi 1924. Si dovranno poi aspettare le olimpiadi di Helsinki 1952 per rivedere un italiano sul podio, ma il rientro è col botto grazie all’oro nella 50km di Giuseppe Dordoni. Negli anni che separano Frigerio e Damilano si crea il mito di Abdon Pamich. L’atleta azzurro sfiora il podio a Melbourne 1956 arrivando quarto nella 50km, sua distanza preferita, impresa invece che riesce a raggiungere a Roma 1960; davanti al pubblico di casa Pamich taglia per terzo il traguardo conquistando il bronzo. Il vero capolavoro si compie però a Tokyo 1964, in Giappone Abdon Pamich segna il nuovo record olimpico in 4h11’12″4 e vince la medaglia d’oro. Negli anni ’80 sono i successi di Maurizio Damilano a continuare la tradizione azzurra nella marcia, a Los Angeles 1984 si vede anche un doppio podio azzurro con il suo bronzo nella 20km e quello di Sandro Bellucci nella 50km. Alle olimpiadi di Barcellona 1992 si aggiunge il bronzo di Giovanni De Benedictis nella 20km mentre quattro anni dopo ad Atlanta 1996 arriva la prima storica medaglia nella marcia femminile, l’argento di Elisabetta Perrone nella 10km. Per rivedere un azzurro sul gradino più alto si deve però attendere fino alle olimpiadi di Atene 2004, con il trionfo di Ivano Brugnetti nella 20km, l’oro successivo arriva già a Pechino 2008: Alex Schwazer è il re della 50km, sempre nella stessa edizione la seconda medaglia femminile con Elisa Rigaudo bronzo nella 20km.

IL MEDAGLIERE DELL’ATLETICA LEGGERA ITALIANA ALLE OLIMPIADI

Dopo le zero medaglie di Rio 2016 può sembrare strano, ma l’atletica leggera azzurra è una delle discipline olimpiche estive che ha ottenuto più medaglie in assoluto, ben 60, un numero maggiore rispetto anche al ciclismo fermo a 58, mentre la scherma resta inavvicinabile con 125. L’edizione più vincente per il team azzurro è Los Angeles 1984 in cui sono 7 le medaglie conquistate: 3 ori conquistati da Alessandro Andrei nel peso, Alberto Cova nei 1000m e Gabriella Dorio nei 1500m; un argento di Sara Simeoni nell’alto; 3 bronzi di Giovanni Evangelisti nel salto in lungo e dei due marciatori Maurizio Damilano (20km) e Sandro Bellucci (50km). Lo stesso numero di ori era stato raggiunto 4 anni prima a Mosca 1980 con le vittorie di Pietro Mennea nei 200m, Sara Simeoni nel salto in alto e Maurizio Damilano nella 20km di marcia.