La nazionale italiana di pallacanestro approda agli ottavi di finale degli Europei di basket 2017: si giocherà la permanenza a Eurobasket contro la Finlandia. Ma, finora, come si è comportata l’Italia?

Marco Cusin in procinto di avventarsi su una palla vagante (fonte: profilo Facebook ufficiale Italbasket)

L’ITALIA AGLI EUROPEI DI BASKET 2017

La quarantesima edizione dei Campionati europei di basket entra nel vivo: tutto è pronto per la fase finale del torneo, che si terrà a Istanbul, Turchia.
L’Italia, giunta agli ottavi dopo un percorso complicato, tre vittorie (Israele, Ucraina e Georgia) e due sconfitte (Lituania e Germania) nel girone, affronta la Finlandia di Markkanen e compagni. Contro i finnici, quattro vittorie (Francia, Grecia, Polonia e Islanda) e una sconfitta (Slovenia) al primo turno, domani, sul parquet del Sinan Erdem Dome, alle ore 17:45, servirà la migliore Italia.

Ma come si è comportata finora la nazionale azzurra di pallacanestro?

L’ITALBASKET A VOLTE LUCCICA, MA È D’ORO?

Che questi Europei sarebbero stati difficili lo avevamo capito sin dalla preparazione. L’infortunio di Danilo Gallinari, occorsogli durante la Trentino Basket Cup, è costato all’Italia un pezzo importante del mosaico, come già osservabile al Torneo di Tolosa. Così, se le vittorie iniziali contro Israele (69-48) e Ucraina (78-66) ci hanno fatto sembrare “migliori” di quanto non fossimo, le sconfitte contro Lituania (73-78) e Germania (55-61) ci hanno riportato con i piedi per terra. Ma qual è il vero volto dell’Italbasket?

Una cosa è certa: l’Italia, in questo Europeo, non vince, non ha vinto, e non vincerà in attacco. La nazionale di coach Messina è, infatti, per media punti a partita, il terzultimo attacco del torneo (69.2 punti per partita): 24.4 realizzazioni medie dal campo (quarta peggior squadra del torneo) per 57.4 tentativi (diciottesima su ventiquattro nazionali). Interessate, tuttavia, è la ripartizione degli stessi, equamente suddivisi tra tiri da due (64/144) e da tre (58/143), e, di conseguenza, la percentuale reale di tiro (che assegna valore differente a seconda che il canestro sia da 2, da 3 o da tiro libero): 54,3%, la quattordicesima tra le ventiquattro rappresentanti.

L’Italia, dunque, ancorché non sia una squadra ricca di talento, con giocatori in grado di battere continuamente l’uomo o costruirsi il tiro in totale autonomia, può comunque dire la propria, giocando di squadra (il 65,6% dei canestri italiani arriva da assist; il 41,6% dei punti dalla panchina) e difendendo forte. Gli azzurri, in questo senso, possono fare la differenza nella propria metà campo, ovviando così alle difficoltà offensive: i parziali della squadra di coach Messina, infatti, al netto della precisione a canestro, sono sempre arrivati non concedendo per molti minuti canestri dal campo agli avversari (per 10:47 contro Israele, per 5:46 contro l’Ucraina e 7 contro la Germania).

Fondamentale, per rimanere ad Eurobasket, sarà dunque difendere con attenzione (mettendo forte pressione sui trattatori di palla avversari e particolare attenzione sui pick&roll centrali e sulle rimesse), gestire il ritmo-partita pur non rinunciando alla transizione (come fatto contro la Georgia) e migliorare l’efficienza ai tiri liberi (l’Italia li tira col 62%, peggior percentuale del torneo, con 14.2 tentativi medi, meno solo Repubblica Ceca, Ucraina e Romania).

Ariel Filloy serve Marco Belinelli in uscita dai blocchi (fonte: pagina Facebook ufficiale Italbasket)

ITALBASKET: NOMI E NUMERI DEI PROTAGONISTI

La fase offensiva della nazionale azzurra ha un nome e un cognome: Marco Belinelli. Il neo-Hawks è sicuramente il giocatore più talentuoso e con più punti nelle mani della squadra. E le prime due partite l’hanno dimostrato: 18 punti (6/10 dal campo, 6/8 da 3) contro Israele, 26 (8/18 dal campo, 6/12 da tre) contro l’Ucraina. L’impatto (offensivo) del ragazzo di San Giovanni in Persiceto, tuttavia, non dipende né dal numero dei tiri presi né dalla percentuale di realizzazione, ma da come questi vengono generati. In questo senso, Marco sta dimostrando maturità e consapevolezza, cercando di forzare il meno possibile, “aspettando la partita”. Giocatore NBA affermato e undicesimo realizzatore del torneo (17 punti di media, 2.4 assist, 2.6 rimbalzi, 40% dal campo, 31.6 minuti giocati a Eurobasket), la poker face azzurra dovrà essere bravo, come fatto sin qui, a sfruttare, a vantaggio dei compagni, le attenzioni difensive avversarie, migliorando, inoltre, le proprie percentuali in area (30,3% per 6.6 tentativi) e ai liberi (64,7% agli Europei, a fronte d’un 83,2% in dieci anni di carriera NBA), imprescindibili per il suo gioco.

Fondamentale per l’Italbasket è anche capitan Gigi Datome: carisma, freddezza e presenza fatti a persona. Il campione di Montebelluna, diciottesimo realizzatore del torneo (15 punti, 1.6 assist, 6 rimbalzi, 47,5% dal campo in 29.1 minuti le sue medie), è una pedina indispensabile, tanto in attacco quanto in difesa. A dimostrarlo, oltre alle due stoppate contro la Georgia, la prima spettacolare, la seconda decisiva per l’approdo agli ottavi, il suo plus/minus (la differenza nei punti segnati tra compagni e avversari con un certo giocatore in campo) nel torneo: +7.8. Da leggersi con un coefficiente di valutazione (uno dei migliori indicatori per capire l’efficienza d’un giocatore) di +14.8.

Imprescindibile per la difesa azzurra è anche Nicolò Melli, chiamato al salto di qualità dopo gli enormi miglioramenti nelle ultime stagioni a Bamberg. Il futuro compagno di Datome al Fenerbahce ha finora limato le difficoltà nella gestione dei falli (con 3.4 falli a partita, Nick è il terzo giocatore più falloso a Eurobasket), dimostrandosi fondamentale in più di un’occasione. Non solo in difesa, ma anche in attacco: a lui spetta, infatti, in molte situazioni, contribuire alla circolazione di palla, in pick&roll, in consegnato e (una delle chiavi tattiche dell’attacco italiano) dal post a uscire. Se Melli e Marco Cusin (quest’ultimo, passato dall’essere “esubero” a fermo titolare in un girone, autore d’un interessante +7.4 di plus/minus) riusciranno a tener testa alla fisicità e all’atletismo avversario, la squadra ne gioverà, tanto in attacco quanto (soprattutto) in difesa.

Infine, imperativa componente della spedizione azzurra si è rivelata la panchina. Non solo con Ariel Filloy (11.6 punti, 2.8 assist, 1.6 rimbalzi, 55,3% dal campo, 100% ai liberi, +4 plus/minus, 11.8 d’efficienza in 19.7 minuti), metodico anarchico con predilezione all’ignoranza ragionata, ma anche con Paul Biligha, autentica dinamo d’energia e generosità, e Pietro Aradori (7.8 punti dalla panchina in 21.3 minuti), in grado (con Filloy) di far rifiatare un Daniel Hackett insostituibile in difesa, apparso più aggressivo, ancorché con margini di miglioramento, in attacco. Considerando, inoltre, l’attitudine di coach Messina a pescare dal fondo della rotazione; reo di aver proposto, ad esempio, interessati soluzioni tattiche con Filippo Baldi Rossi, stretch four se ne esiste uno, e d’aver dato, contro la Germania (complice un Hackett sotto tono), minuti decisivi a un Andrea Cinciarini fino a quel momento ignorato.

IL FUTURO DELL’ITALBASKET AGLI EUROPEI

Qual’è, dunque, il futuro dell’Italbasket a questi Europei? Difficile dirlo, impossibile pronosticarlo.

Degli azzurri sono chiari pregi e difetti, limiti e talenti: l’Italia non partirà sconfitta con nessuno, ma nessuna vittoria, se vittoria sarà, arriverà per caso, motu proprio. Ogni possesso, ogni punto, ogni vantaggio andrà conquistato con fatica e sudore, con lotta più che governo.

Non resta che sedersi e mettersi comodi, emozionandosi per una Nazionale che “non è bella, ma piace”. E molto.

Coach Ettore Messina impartisce consigli agli azzurri (fonte: pagina Facebook ufficiale Italbasket)

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Niki Figus
Giornalista pubblicista. Naufrago del mare che sta tra il dire e il fare. Un libro, punk-rock, wrestling, carta e penna.

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