Fino a qualche anno fa, lombardi e veneti lottavano per non concludere negli ultimi posti in classifica. Ora sono le mine vaganti più pericolose per i top club. Merito di una scalata ai vertici avvenuto con modalità e tempi diversi, ma con lo stesso obiettivo: entrare nell’élite della pallavolo italiana.

Un momento della sfida tra Verona e Milano nel primo turno di Coppa Italia (ivolleymagazine)

Da qualche tempo, la pallavolo italiana è il regno di quattro squadroni. Perugia, Trento, Civitanova e Modena sono le squadre che si sono spartite tutti i trofei nazionali dal 2014/15 ad oggi, divenendo inavvicinabili per qualsiasi altra formazione. Ad aprire questa epoca ci hanno pensato dolomitici ed emiliani, seguiti dai marchigiani e dagli umbri, ultimi iscritti all’albo dei vincitori. Eppure, qualcosa sembra muoversi. Proprio nell’anno in cui le quattro “sorelle” hanno raggiunto un livello tecnico sostanzialmente equo tra di loro, si ha l’impressione che alle loro spalle ci siano potenziali inseguitrici. Si tratta di Milano e Verona, rispettivamente quinta e sesta forza della classifica della Regular Season. E lentamente il gap con le prime della classe continua ad assottigliarsi…

QUI MILANO

Cinque stagioni fa, la Revivre sbarcava in Serie A1, concludendo il campionato al penultimo posto e mancando la qualificazione alla Challenge Cup. Eppure, si era capito che  quella non sarebbe stata il punto d’arrivo, ma l’inizio di un progetto di ampie prospettivo. Lo si era intuito dalla rapidità della crescita e dalla facilità con cui ha saputo assemblare nel giro di pochissimo tempo un roster via via sempre più competitivo. In campo sono arrivati i centrali Matteo Piano, Jan Kozarmenik ed Elia Bossi, l’opposto Abdel Aziz e gli schiacciatori Stephen Maar e Trevor Clevenot. E poi in panchina c’è Andrea Giani, un esperto in materia di imprese sportive. Dopo la splendida cavalcata con la Germania agli Europei, conclusa al secondo posto, il tecnico si sta dedicando ad un altro capolavoro: riportare Milano nelle posizioni di vertice. I giovani talenti di cui dispone sono un materiale da plasmare con l’accurato lavoro in palestra. I risultati si stanno già intravedendo alla sesta stagione in A1: la quinta piazza attuale rispecchia una risalita rapida. Il gap dalle primo della classe resta l’ultimo scalino da compiere. Prima di questa stagione, Milano non aveva ancora dato l’impressione di poter realmente infastidire le formazioni al vertice. Poi sono arrivate le vittorie contro Civitanova e Modena. Successi netti e rotondi che certificano la bontà del lavoro svolto finora da Giani. Con queste premesse, la Coppa Italia diventa già un test interessante per verificare l’effettiva crescita della formazione milanese.

QUI VERONA

Anche la Blu Volley non ha avuto vita facile inizialmente. Salita in A1 al termine della stagione 2007/08, per diversi anni, la formazione veronese è riuscita a galleggiare a metà classifica, senza mai dare l’impressione di poter insidiare le prime della classe. Il punto più basso della recente storia degli scaligeri si è verificato nel 2012/13: solamente 9 punti racimolati e l’ultimo posto in Regular Season. Un flop inatteso, oltre le peggiori previsioni. Tuttavia, il momento più buio è coinciso con l’inizio della risalita. Anno dopo anno, la Blu Volley ha creato solide fondamenta da cui ripartire. Si è armata di pazienza per svezzare i propri giovani e li ha circondati di blasonati maestri, assemblando un sapiente mix cresciuto nel corso delle stagioni. I risultati sono presto arrivati: quinto posto nel 2014/15, quarto in Regular Season e la conquista della Challenge Cup nella stagione seguente. La quinta piazza ottenuta anche negli ultimi due campionati ha consolidato la posizione di Verona come prima tra le formazioni “umane”. Manca uno scalino per essere a tutti gli effetti una big. Ed il salto di qualità si può materializzare vincendo un trofeo o, perlomeno, iniziando a frequentare appuntamenti importanti come le semifinali playoff o di Coppa Italia. Un tabù per i veronesi, abituali frequentatori dei quarti di finali, ma sempre sconfitti al termine di questo turno. E le occasioni per interrompere la maledizione non sono mancate: la bruciante eliminazione del 2015/16 contro Perugia, al termine di un tie break infinito nella sfida decisiva o le meste uscite di scena contro Modena e Trento negli ultimi due anni negli “spareggi”. Lacrime e rimpianti non hanno comunque fermato l’ascesa della banda di Nikola Grbic. Difficile immaginare all’ascesa veronese in una stagione in cui le “Fab Four” del volley sono più solide che mai. Ma, in fondo, come diceva Nelson Mandela, “sembra sempre impossibile finché non si realizza”.

Federico Mariani
Nato a Cremona il 31 maggio 1992, laureato in Lettere Moderne, presso l'Università di Pavia. Tra le mie passioni, ci sono sport e scrittura. Seguo in particolare ciclismo e pallavolo.

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