Fabio Fognini è stato squalificato dagli US Open in seguito agli insulti rivolti ad una giudice di sedia. L’ennesimo colpo di testa di un grande tennista.

IL FATTACCIO

“Fabietto, ma che ha combinato stavolta?”. Il destinatario di questa domanda potrebbe tranquillamente essere uno scolaretto più vivace del solito, responsabile dell’ennesima marachella. Ed invece si tratta di uno dei migliori tennisti italiani degli ultimi tempi. Fabio Fognini ha rovinato un’annata positiva dando nuovamente ascolto alla parte peggiore di sé, quella irascibile e senza freni nel manifestare il proprio disappunto. Stavolta, il “demone interiore” ha scelto di palesarsi nel corso del primo turno degli US Open, quarto ed ultimo Slam della stagione. Il ligure classe 1987 è incappato in una di quelle giornate in cui la pallina non ubbidisce ai propri comandi, in cui il braccio non è solido come dovrebbe. Inoltre, l’avversario, Stefano Travaglia, ha azzeccato anche il match perfetto. Insomma, tutto contro, tutto male. Dopo due set, il punteggio recitava 6-4, 7-6 a sfavore del sanremese.  Ed improvvisamente ecco la furia cieca: sotto 1-2, “Fogna” si è lamentato per le scelte della giudice di sedia Louise Engzell (con particolare riferimento ad una prima annullata) e si è rivolto a lei utilizzando termini volgari e sessisti. Una serie di offese impronunciabili e gravissime. Ovviamente, lo sproloquio non è passato inosservato. Il direttore del torneo Brian Earley ha deciso di squalificare il ligure anche dal doppio a cui stava partecipando in coppia con Simone Bolelli. Una scelta che ha fatto discutere proprio perché i due azzurri avevano già vinto le prime due gare del proprio tabellone. Inoltre, Fabio è stato multato di 24mila euro dagli organizzatori per condotta antisportiva e si è visto ritirare anche punti e premi acquisiti nel corso dello US Open.

I PRECEDENTI

Purtroppo, Fognini si è fatto notare spesso per fattacci simili. Già recentemente aveva battibeccato con Ernests Gulbis a Gstaad, ma il suo repertorio non conosce limiti. Litigata con il pubblico? Nel 2014 al Foro Italico. Discussione con il padre? Montecarlo, sempre nel 2014. E nello stesso anno si era distinto per un’altra uscita da dimenticare: ad Amburgo, nel match contro il numero 149 Filip Krajinovic, si era rivolto con un “Zingaro di m…” all’avversario. Senza dimenticare il “Ti spacco la racchetta in faccia” urlato al supervisor a Wimbledon o il “Se perdo, avrai dei problemi” diretto all’arbitro a Madrid. Un triste bagaglio di insulti e bravate, che probabilmente ha anche influito sulla decisione di prendere un provvedimento severo verso un tennista tristemente recidivo.

“FOGNA” CROCE E DELIZIA INCURABILE

Eppure Fabio non è solo questo. Fognini non è un “bad boy”, un ragazzaccio. Il ligure è uno disponibile con i fans, addirittura scherzoso quando non si trova sul terreno di gioco. Già, quando impugna la racchetta, il ligure cambia totalmente. Sembra come in preda di un furore interiore incontrollabile. Ed il suo gioco rispecchia questo essere irrazionale e fuori dagli schemi, totalmente dipendente dal momento e dalle sensazioni avvertite. “Fogna” può rovinare un match perfetto per colpa di una pallina non colpita correttamente o accendersi dopo un colpo inaspettatamente riuscito. È lo stesso tennista capace di perdersi via contro il numero 149 e contemporaneamente di rifilare lezioni di tennis a campionissimi come Rafa Nadal ed Andy Murray. Dunque, purtroppo, il lato autolesionista è parte integrante del Fognini tennista e persona. Certamente, fa male vedere un talento così cristallino, dal vincente facile ed in grado di inventarsi sempre una magia, buttarsi via per episodi così indecorosi. Ora, tutti sperano che Fabio apprenda la lezione e faccia uno step in più. Non importa se continuerà ad essere bello e dannato in campo, nessuno gli chiede di diventare a tutti i costi un cannibale. Tuttavia, ora che è anche padre e marito, servirebbe un taglio netto e deciso verso quegli atteggiamenti indolenti e sgradevoli. Il Fognini che urla di tutto al mondo deve diventare un lontano ricordo. Gli serve come uomo, ancora prima dell’essere un ottimo tennista è necessario essere persone equilibrate e lontane dagli eccessi. Si vince e si perde, ma le racchette spaccate e gli insulti facili non rendono un atleta un esempio da ricordare piacevolmente e mettono in secondo piano quanto di buono si fa in campo e fuori. Fabio non è un cattivo ragazzo, ma ora è il momento di crescere veramente.

Federico Mariani
Nato a Cremona il 31 maggio 1992, laureato in Lettere Moderne, presso l'Università di Pavia. Tra le mie passioni, ci sono sport e scrittura. Seguo in particolare ciclismo e pallavolo.

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