Intervista al CT della Nazionale italiana di short track Kenan Gouadec. Risultati dell’Europeo di Torino, con l’exploit della specialità femminile, guidata dalla campionessa Arianna Fontana, e i futuri impegni.

Kenan Gouadec, CT della Nazionale italiana di short track

L’EUROPEO DI TORINO 2017: GIUDIZI SULL’IMPRESA

È passata una settimana dall’Europeo di short track di Torino ed è quindi tempo di bilanci: sicuramente positiva l’esperienza femminile, da rivedere il reparto maschile. Quali sono le possibilità per il futuro, con il Mondiale di Rotterdam alle porte (marzo 2017, ndr)? Ne abbiamo parlato nel nostro programma radio “Minuti di Gloria” (in onda ogni venerdì dalle 18 alle 19 sulle frequenze di Radio Ticino Pavia) con uno dei protagonisti principali della nostra Nazionale, ovvero il CT Kenan Gouadec, canadese di nascita, ma che tante gioie sta regalando all’Italia dello short track.

Kenan, partiamo subito dai risultati di settimana scorsa: qual è il giudizio finale e cosa possono lasciarci i trionfi di questo Europeo?

L’Europeo quest’anno era molto importante, giocavamo in casa e volevamo dimostrare la forza della nostra squadra. È stato un vero successo, soprattutto considerando gli infortuni occorsi nella prima parte di stagione. È stato il modo giusto di iniziare il 2017 e lanciarsi verso le Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018.

Abbiamo notato una forbice piuttosto ampia tra i nostri risultati femminili e quelli maschili: come può essere spiegata secondo te?

Non è facile da spiegare: abbiamo la fortuna di avere un’atleta che ha scritto e sta scrivendo la storia dello short track, ovvero Arianna Fontana, che sicuramente aiuta a trascinare il resto della squadra. Il livello internazionale maschile è altissimo, ci sono molti atleti di diverse nazioni che sono davvero fortissimi, mentre noi siamo in un periodo di cambio generazionale, con alcuni atleti giovani in fase di crescita e altri ormai a fine carriera, come Yuri Confortola (30 anni, ndr), appena rientrato da un infortunio, o Nicola Rodigari, che ha vinto in passato cinque volte l’Europeo, ma che ora ha 34 anni ed è forse il più anziano nel mondo dello short track ancora in attività. Questo momento di passaggio può forse spiegare come mai le nostre ragazze siano più competitive.

A proposito di Arianna Fontana, il suo è stato un recupero record dall’infortunio di Calgary (novembre 2016, ndr): a livello fisico, come è arrivata agli Europei?

L’infortunio ha sicuramente influito sulla sua preparazione, lei non è arrivata a Torino al suo livello massimo. Si è comunque ripresa bene, ma la preparazione ha rallentato.

Immagino che dopo la caduta nella finale dei 1000 m, che poteva compromettere tutto il suo straordinario Europeo, la tensione sia salita alle stelle: cosa avete pensato dopo quella gara?

La sua caduta poteva sicuramente rovinare tutto il percorso, soprattutto perché siamo stati superati in classifica dalla russa Sofia Prosvirnova, ma in questi casi iniziamo a fare calcoli: siamo alla super-finale dei 3000 m, calcoliamo quello che bisogna fare per fare il giusto punteggio e Arianna entra in pista con in testa tutti gli scenari per poter vincere, chi inseguire, chi lasciar passare, ecc.. Abbiamo avuto anche la fortuna di avere altre due italiane in super-finale, ovvero Lucia Peretti e Martina Valcepina, che hanno fatto la loro parte per aiutare Arianna a vincere.

COSA CI RISERVA IL FUTURO: IL MONDIALE DI ROTTERDAM

Non solo l’Europeo appena passato, ma uno sguardo anche al futuro: cosa possiamo aspettarci dal Mondiale di Rotterdam a marzo?

Siamo ancora in periodo di qualifiche, grazie al recupero di Confortola abbiamo ancora qualche chance di qualificare la staffetta maschile, mentre la squadra femminile è praticamente già passata. L’obiettivo è quello di costruire su questo successo europeo per salire sul podio anche ai Mondiali, sperando di riuscire a recuperare al 100% Arianna Fontana, che alzerebbe di molto le nostre possibilità di successo; nel caso dovesse mantenere invece questo stato di forma, che è comunque buono, diventa già più difficile avere grandi obiettivi. A Rotterdam ci saranno molte pattinatrici forti che per diversi motivi non hanno partecipato all’Europeo, da Elise Christie (inglese, ndr), alle canadesi, le coreane, le cinesi: è tutto molto più complicato con queste atlete in gara. Bisogna anche avere un pizzico di fortuna, trovando in semifinale gli accoppiamenti giusti. Sfrutteremo comunque il Mondiale per studiare il nostro modo di gareggiare e prepararci al meglio alla prossima stagione, che è la più importante del quadriennio vista la presenza delle Olimpiadi invernali.

Una piccola curiosità finale: cosa si prova ad allenare una nazione che non è la tua?

Ormai alleno da sei anni la Nazionale italiana e quindi ormai sono abbastanza abituato. È sicuramente una sensazione particolare, ma alla fine la nostra squadra è ormai come una famiglia, quindi vincere una gara è pur sempre vincere una gara, non conta con chi o contro chi. Da allenatore, non è tanto importante il colore della maglia, conta quello che riesce a creare e condividere con gli atleti e con il resto dello staff.

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Giornalista in erba, sono un appassionato di sport, con un occhio di riguardo per il calcio (banale!) e la boxe.

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