Durante la puntata settimanale di ”Minuti di Gloria” in onda ogni venerdì dalle 18 alle 19 sulle frequenze di Radio Ticino Pavia (91.8 o 100.5), abbiamo intervistato l’ex fondista e campionessa italiana Stefania Belmondo: ecco la sua opinione riguardo alla situazione dello sci nordico azzurro, e ai risultati italiani ai Mondiali di Lahti.

Stefania Belmondo

Stefania Belmondo è stata l’ultimo tedoforo di Torino 2006 (fonte foto: La Stampa)

SCI ALPINO: STEFANIA BELMONDO INTERVIENE AI MICROFONI DI ”MINUTI DI GLORIA”

I campionati del mondo di sci nordico, che si sono tenuti a Lahti (Finlandia) dal 22 febbraio al 5 marzo e hanno visto gli azzurri in gara nello sci di fondo, nella combinata nordica e nel salto con gli sci (due sole medaglie, entrambe targate Federico Pellegrino: oro nella sprint e argento nella sprint a coppie), si sono conclusi da qualche giorno, e per commentare i risultati degli italiani e la situazione dello sci nordico e, in particolare, del fondo azzurro, durante la puntata settimanale di ”Minuti di Gloria” (il nostro programma radiofonico, in onda ogni venerdì dalle 18 alle 19 su Radio Ticino Pavia) abbiamo intervistato Stefania Belmondo. L’ex fondista e campionessa dello sci di fondo italiano, ritiratasi dopo i Giochi invernali di Salt Lake City 2002, non ha bisogno di troppe presentazioni: stiamo parlando di un’atleta capace di vincere 10 medaglie olimpiche (2 ori, 3 argenti e 5 bronzi), cifra che tuttora la rende l’italiana più medagliata nella storia delle Olimpiadi invernali, 13 medaglie iridate e 72 podi in CdM, competizione della quale ha vinto la classifica finale nel 1999. Insomma, Stefania è senza dubbio una delle più grande esponenti dello sci nordico italiano, e le sue sfide con Manuela Di Centa hanno fatto storia: abbiamo parlato anche di questo nella nostra chiacchierata radiofonica, anche se l’intervista è stata incentrata su Lahti 2017.

MONDIALI SCI NORDICO: IL GIUDIZIO DI STEFANIA BELMONDO SUI RISULTATI DEGLI AZZURRI, E SULLA CRISI DEL FONDO ITALIANO

Ciao Stefania, partiamo dai Mondiali di Lahti. Come li valuti? L’Italia dello sci nordico ha ottenuto due medaglie con Federico Pellegrino, ma anche tante delusioni…

”Posso solo dire che non è mai facile partecipare a un campionato del mondo: un conto è avere i risultati e gioirne, ma è anche molto difficile riuscire a raggiungerli, perchè abbiamo visto che ci sono degli atleti che vanno molto forte e quindi non è così semplice per l’Italia emergere e salire sul podio”.

Alla luce anche dei risultati di Lahti e della CdM, che idea ti sei fatta di questa generazione di atleti italiani? Si può parlare di crisi dello sci nordico azzurro?

”Io non parlerei di crisi, perchè ormai è così da un po’ di anni. Secondo me, invece, si può parlare di cambio generazionale e sperare che i risultati arrivino: bisogna avere tanta pazienza, perchè non è facile scalare le classifiche”.

Stefania, come valuti l’esclusione dai Mondiali di Giorgio Di Centa, che era tornato a gareggiare a 44 anni con l’obiettivo di qualificarsi per Pyeongchang 2018?

”Intanto, se lui ha preso questa decisione, è perchè si sente ancora utile, e quindi gli va dato tanto merito. Posso dire che questa scelta non è lo specchio della crisi del movimento italiano, perchè in fondo è una scelta individuale: se i risultati arrivano ben vengano, ma la concorrenza è altissima”.

Cambiando per un attimo sport, parliamo di Alessandro Pittin: il friulano fa ottimi tempi nel fondo e continua a fare grandi rimonte, ma fatica nel salto della combinata nordica. Non sarebbe meglio, visti anche i tempi di Alessandro, che provasse a dedicarsi totalmente allo sci di fondo?

”Mah, lui è nato come combinatista ed è giusto che continui. Nel biathlon o nella combinata c’è sempre una parte migliore rispetto all’altra: magari potrebbe tornare buono per una staffetta nel ”pattinaggio”, però io credo che possa proseguire nella sua disciplina. Teniamolo lì, perchè quando azzecca il salto è da podio, ed è un grandissimo atleta!”.

IL DUELLO CON MANUELA DI CENTA, LA LOTTA AL DOPING E LE EMOZIONI OLIMPICHE: STEFANIA BELMONDO SI RACCONTA

Facciamo un passo indietro e torniamo alla tua attività di atleta: hai vinto parecchie medaglie, ci vuoi raccontare qualcosa? Com’è vedere il ”tuo” mondo da fuori?

”Tornassi indietro, rifarei tutto quello che ho fatto perchè sono stati anni magnifici, bellissimi e veramente indimenticabili: è un’esperienza magnifica quella dello sportivo, perchè ci sono tante occasioni per girare, vedere persone diverse e fare esperienze incredibili. Tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto, perchè è stato bellissimo. L’esperienza da tedoforo di Torino 2006? Quella è stata un premio alla carriera, è stato un momento veramente molto bello e indimenticabile, come tanti altri d’altronde!”.

Stefania, tu sei stata una paladina della lotta contro il doping: questo tuo percorso ha portato risultati? Riusciremo prima o poi a debellare il doping?

”Io sono andata quest’anno a fare molta pubblicità e incontri nelle scuole. Ho incontrato tantissime persone tra ieri ed oggi, e credo che, come in ogni cosa, ci sia sempre quello che prova a fare il furbetto, ma rispetto a qualche anno fa qualcosa è stato fatto: i controlli hanno messo qualche timore in chi vuole imbrogliare, e continuano ad aumentare”.

Chiudiamo parlando della tua rivalità con Manuela Di Centa: questa ”lotta interna” ti ha aiutato ad ottenere tanti risultati, oppure avresti ottenuto le stesse vittorie senza quello stimolo casalingo?

”Io sono convinta che, quando in squadra ci sono più atleti forti, è uno stimolo per entrambe ed è importante: una cosa è avere un avversario che può batterti, un’altra è avere il tuo maggior rivale in un compagno di squadra. I miei risultati, ma anche i suoi, sono dovuti a questa rivalità: poi, se fosse un bene per noi o no, questo è da vedere, però è stato un periodo in cui si è parlato tanto del nostro movimento!”.

E, parlando di movimento, Stefania chiude con un ulteriore commento su Lahti 2017, e sul fondo italiano: ”Io spero che i nostri atleti possano ottenere grandi risultati, però ricordiamoci che un 5°, un 6° e un 15° posto sono comunque ottimi piazzamenti. Parliamo sempre di un campionato del mondo…”.

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Marco Corradi
31 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Collaboro con AlaNews e l'Interista

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