Niente da fare per Elia Viviani. Secondo posto amaro per il veronese nei campionati europei di ciclismo su strada, battuto solamente da un grande Kristoff. Riviviamo l’andamento della corsa.

Europei Herning

LA GRANDE BEFFA

Questione di centimetri. Quante volte lo abbiamo sentito dire per giustificare un’impresa solamente sfiorata. Purtroppo, è anche il caso di Elia Viviani. Il capitano della Nazionale Italiana ai Campionati Europei di Herning in Danimarca si è dovuto accontentare di una piazza d’onore tanto amara quanto inaspettata alla vigilia. Inutile girarci intorno: l’obiettivo era la medaglia d’oro. Lo aveva ammesso lo stesso ciclista del team Sky. Questa doveva essere la gara per rilanciarsi, per dimostrare implicitamente alla propria squadra di meritare altri palcoscenici e per regalare una grande gioia al Commissario Tecnico Davide Cassani. La corsa ha regalato subito grandi emozioni. Nei primi chilometri si sono portati in avanti tre corridori, Lukas Spengler (Svizzera), Nikolai Shumov (Bielorussia) e Anton Orn Elfarsson (Islanda). Il loro vantaggio ha sfiorato il quarto d’ora, ma si è sgonfiato con il passare dei giri. A cinque tornate dal termine sul circuito, il ricongiungimento e l’attacco portato dal Belgio, sfruttando il forte vento. Viviani ha rischiato grosso, ma, grazie al lavoro della propria squadra, è riuscito a non perdere contatto. Nel finale nuovi colpi di scena: attacchi in rapida sequenza da parte di Jens Keukeleire, Luis Leon Sanchez ed Edvald Boasson Hagen. La loro azione viene stoppata grazie allo splendido lavoro dell’Italia, con in prima linea Davide Cimolai. Guarnieri e Sabatini guidano Viviani verso il traguardo. Ai meno 200 rompe gli indugi il norvegese Alexander Kristoff. Il veronese del team Sky tenta la rimonta disperata, passando anche vicinissimo alle transenne. Arriva anche ad affiancare l’avversario, ma alla fine ad esultare è il nordico. Non mancano le polemiche tra i due subito dopo il traguardo: il campione olimpico dell’omnium si lamenta per lo scarso spazio concesso. Alla fine, il risultato non cambia. Terzo posto per Moreno Hofland (Olanda).

UNA MALEDIZIONE SENZA FINE

L’Italia di Cassani non riesce a concretizzare l’ennesima occasione favorevole. È un leit motiv fastidioso che continua a riproporsi, non rendendo merito all’ottimo lavoro svolto finora. Il secondo posto di Viviani in un percorso particolarmente adatto all’italiano fa male tanto quanto la scivolata di Vincenzo Nibali a Rio 2016, con la concreta possibilità di andare a medaglia. La mancanza di un grande successo inizia a pesare come se fosse una sorta di maledizione. Il materiale umano pare valido, pur non presentando sempre atleti favoriti su ogni terreno. La strategia spesso è quella giusta. Cosa non funziona allora? Manca un pizzico di fortuna ed il colpo del KO. Troppo spesso l’Italia interpreta la corsa nel modo migliore, senza riuscire a concretizzare gli sforzi. Finora è sempre stata come un’equazione matematica ben sviluppata, ma priva del risultato finale. E allora non resta che attendere e sperare. Dagli errori e dalle sconfitte si impara. Chissà che la prossima volta non sia quella buona.

Federico Mariani
Nato a Cremona il 31 maggio 1992, laureato in Lettere Moderne, presso l'Università di Pavia. Tra le mie passioni, ci sono sport e scrittura. Seguo in particolare ciclismo e pallavolo.

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