Il Giro d’ Italia ha attraversato anche i deserti israeliani – Foto FB @giroditalia

” Shalom “ è una parola ebraica che se tradotta in italiano sa rispecchiarsi in tante e diverse traduzioni. Un saluto prima di tutto, un modo per dire di stare bene o ancora per esprimere il concetto di completezza e prosperità.

Tra i tanti significati però, “Shalom”  indica anche e soprattutto la Pace.

Una Pace che lo Stato di Israele (ahimè) conosce a malapena, colpa della sua storia travagliata e i tanti disordini vicino ai confini che lo delimitano, che di fatto lo costringono a una perenne instabilità.

Era questa la preoccupazione principale seguita all’ annuncio che il Giro d’ Italia numero 101 sarebbe partito proprio sulle strade del territorio israeliano. Paura mescolata all’ angoscia di esporre gli atleti e tutta la carovana rosa a rischi troppo elevati. Poi è seguita immancabile la polemica: si diceva che alla sicurezza collettiva, gli organizzatori avessero preferito un assegno (si parla di circa 16 milioni di Euro versati sui conti di RCS e Gazzetta dello Sport).

Perchè Israele è un Paese in tensione costante, in cui il piacere del turismo è spesso messo in secondo piano da immagini di violenze e scontri. Sembrava impensabile potesse ospitare ben 3 tappe di uno degli eventi ciclistici più famosi al mondo.

Da Gerusalemme, vicino al Mar Morto, a Eilat, sul Mar Rosso, passando da Tel Aviv e attraversando lo stato da Nord a Sud. Nessuno dei Grandi Giri, nemmeno il Tour de France, si era mai spostato  al di fuori dei classici confini europei.

Una scommessa, costata molto cara ad Israele e dal risultato imprevedibile. Una scommessa che il Giro d’ Italia ha deciso di accettare, nonostante il malcontento generale, le polemiche e i malumori.

Ma pur sempre una scommessa vinta.

Il risultato è da record, e lo si è potuto constatare già durante le primissime fasi del crono prologo di Gerusalemme di venerdì scorso: un successo di pubblico pazzesco, da fare invidia persino a quello nostrano.

Il Giro, giunto all’ edizione numero 101, ha portato in Israele un evento sportivo che in termini di organizzazione logistica non ha precedenti nella storia del Paese. In breve la più grande e più seguita competizione che abbia mai interessato il suo territorio, come affermato dal capo del Governo Netanyahu. 

L’ Italia che insegna ai cittadini israeliani a scendere in strada, ad abbracciare il passaggio dei corridori con quello spirito di festa che poi è l’anima del ciclismo stesso. Il pubblico ha risposto all’invito invadendo il percorso, anche a costo di fare la coda per acquistare un cappellino rosa o recarsi nel deserto per applaudire il gruppo. 

Questa è di certo il messaggio più bello lanciato da questa nuova e bellissima accoppiata. L’insegnamento che la gente che vive in terra di conflitti è forse quella che più di tutti è alla ricerca di un semplice motivo di svago. Anche solo per un attimo, perchè oggi la carovana rosa è ritornata in Italia e molto probabilmente da domani in Israele si tornerà a parlare solo di scontri e violenze.

Eppure resta il ricordo felice di una festa rosa che ha saputo riportare la serenità anche negli angoli più remoti del deserto.

La scommessa è vinta e le polemiche dimenticate.

Shalom.

L’ accoglienza del pubblico israeliano è stata pazzesca e ha coinvolto tutti… ma proprio tutti! – Foto FB @giroditalia

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